L’ONAP, Osservatorio Nazionale Abusi Psicologici presenta il convegno regionale toscano “Identità rapite - Culti distruttivi e criminalità”

18 aprile 2009
Sala Consiliare Comunale - Piazza Gramsci, 10. Casalguidi (Pistoia).

Programma:
Ore 9.30 Saluto delle Autorità.
S.E. Rev.ma Mons. MANSUETO BIANCHI, Vescovo di Pistoia
RAPPRESENTANTE della Provincia di Pistoia
Dott. renzo Mochi, Sindaco di Serravalle Pistoiese

I SESSIONE - Moderatore: Mauro Bianchini, giornalista.

Ore 10.00
SATANISMO E CRIMINALITA’
Patrizia Santovecchi, Presidente Nazionale ONAP
INTERNET CRIME: GIOVANI E SATANISMO
Gabriele Bresci, Segretario Nazionale ONAP

Ore 11.30
ENERGIE NEGATIVE E SINDROME DELL’ASSEDIO
Chiara Guarascio, membro ONAP
CONDIZIONAMENTO E MAGIA
Claudia Vincenzi (Esperienza)

Pausa pranzo

II SESSIONE - Moderatore: Gianni Rossi, giornalista

Ore 15.00
TRAUMA POST-SETTARIO: SOSTEGNO CLINICO
Massimo Nencioni, Psichiatra, dirigente Asl 12 Versilia, membro ONAP
LE RAPPRESENTAZIONI DEI MEDIA E LA VIOLENZA
Cav. Luogotenente CC Pier Giorgio Carboni, membro IPA (International Police Association)
ONAP: ATTUALITA’ E PROSPETTIVE
DAniele Rabiti, Vicepresidente Nazionale ONAP

Ore 17.00
Dibattito e Chiusura dei lavori

Locandina in pdf: cliccare



Ciclo di Seminari di Approfondimento

I Edizione NAPOLI Maggio - Giugno 2009

Il corso è organizzato in collaborazione con il Consorzio Gesfor e l’Osservatorio sulla camorra e l’illegalità del Corriere del Mezzogiorno.

LA PROPOSTA E LE SUE MOTIVAZIONI
Sempre più spesso i fatti di cronaca stanno portando alla ribalta, in Italia, il lavoro delle investigazioni scientifiche e la figura del criminologo, e quest’ultima è la vera novità. Al fianco delle tecniche, più o meno classiche, di polizia scientifica e di investigazione criminale, si assiste sempre più frequentemente al tentativo di affiancarvi tecniche di interpretazione del crimine innovative o quanto meno nuove, che afferiscono al campo della conoscenza criminologica e delle scienze criminali. Questo nuovo approccio è messo in pratica, in particolare, nel caso di crimini violenti o particolarmente efferati, nonché in quelli a sfondo sessuale, senza apparente movente e con caratteristica di serialità.
Nonostante ciò non sembra ancora del tutto chiaro, almeno nella nostra Nazione, come la conoscenza delle scienze criminali e della criminologia possa essere utilizzata in maniera proficua come strumento di analisi criminale e come supporto all’investigazione criminale. Cosa significa essere Criminologo? Quale può essere il reale ruolo del Criminologo nel campo dell’investigazione criminale? La Criminologia può essere utile, anche nel contesto giudiziario, per comprendere meglio le dinamiche che sottostanno a determinati crimini?
In questo senso uno dei campi di applicazione più noto e affascinante della criminologia applicata all’ investigazione è il criminal profiling, e cioè quella attività il cui obiettivo è fornire agli investigatori un quadro delle caratteristiche di personalità, socio-demografiche e, nel caso ci si trovi di fronte ad un aggressore seriale, anche la probabile area di residenza, di un autore sconosciuto di uno o più reati. Quest’ultima analisi (il cosiddetto geographical profiling) sta progressivamente interessando il mondo scientifico e investigativo. Siamo abituati a vedere e a conoscere queste tecniche attraverso il mondo della fiction e del cinema, ma cosa è veramente il Criminal profiling? Cosa fa esattamente un profiler? Il criminal Profiling è un’attività utile e scientificamente accettata? Anche queste domande sembrano ancora senza risposta in Italia. Per tali motivi, lontano dal sensazionalismo mass-mediatico, il ciclo di seminari in Tecniche di supporto all’investigazione criminale fornirà, attraverso 3 incontri tematici, un contributo scientifico ed introduttivo, anche attraverso esercitazioni pratiche, dell’impiego della criminologia a supporto dell’investigazione criminale e alla comprensione della criminogenesi e criminodinamica di alcuni particolari crimini violenti.

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Si terrà a Ginevra, dal 2 al 4 luglio 2009, il Convegno internazionale 2009 ICSA (International cultic studies association) che verterà sui problemi internazionali relativi a manipolazione psicologica, sette e altri movimenti alternativi. Il convegno è organizzato da ICSA (International Cultic Studies Association) e da INFO CULT, organizzazioni internazionali con sede rispettivamente in Usa e Canada che si occupano della ricerca nel campo socio religioso,il cui intento è quello dell’ informazione, dell’ aiuto alle vittime degli
abusi psicologici e del supporto alle famiglie coinvolte. Per la sessione italiana collabora alla realizzazione del convegno e partecipa ai lavori l’Osservatorio Nazionale Abusi Psicologici.

LA SESSIONE ITALIANA

Strategie manipolative e sequestri di persona - Susanna Loriga
Aspetti di tutela del testimone - Sabrina Camera
Affrontare il “lato oscuro” delle sette: bilancio di un’esperienza decennale - Raffaella Di Marzio
Laboratori di autodifesa contro la magia e la ciarlataneria: resoconto di un progetto nell’Italia del nord-est” - Cristina Caparesi
Internet Crime: Devianza religiosa e reti informatiche. - Gabriele Bresci
Le ferite invisibili nei ricordi di abusi dimenticati - Amato L. Fargnoli
Plagio: nostalgia di un ritorno - Massimo Di Bello
Incidenza territoriale di gruppi magici, esoterici e spirituali in Italia - Chiara Guarascio
Miti, leggende, magia e superstizione in Italia - Nicoletta Romanelli
I nuovi Pagani: rapporto italiano - Alessandro Olivieri Pennesi
Culti abusanti e manipolazione mentale - Patrizia Santovecchi
Liberarsi dagli schemi del condizionamento mentale (esperienza) - Claudia Vincenzi
Clinica e trattamento della fase post settaria - Massimo Nencioni
Gli strumenti giuridici di contrasto al terrorismo internazionale - Salvatore Reitano
Gestione dei detenuti per reati di terrorismo ed eversione, nazionale ed internazionale ed appartenenti alla criminalità organizzata:
problematiche di massima sicurezza - Silvana Sergi

INFORMAZIONI
L’ICSA ha ottenuto tariffe speciali in vari alberghi, anche se molte altre opzioni sono disponibili attraverso il sito web del Turismo di Ginevra e il Convention Bureau. Gli alberghi svizzeri sono noti per la loro
pulizia, anche quelli a una stella sono spesso più che soddisfacenti. I prezzi a Ginevra sono paragonabili a quelli di altre piccole città europee. Alloggi a buon mercato sono disponibili anche presso l’Università di
Ginevra. Dettagli riguardo ad alberghi, le sessioni delle conferenze, trasporti ed altri argomenti sono reperibili sulla home page della conferenza ICSA in italiano:

http://icsahome.com/infoserv_conferences/conference_home_2009_geneva_it.asp

Studenti a tempo pieno: $US 25.

Partecipanti non soci ONAP:
$US 225 per registrazioni dal 15/02 al 01/04
$ US 250 per registrazioni dopo il 01/04.

Partecipanti soci ONAP e IPA:
$US 150 per registrazioni dal prima del 01/04
$ US 175 per registrazioni dal 01/04 al 31/05
$ US 200 per registrazioni dopo il 31/05.

PER REGISTRAZIONI, TARIFFE E PAGAMENTO COMPILARE IL MODULO sul sito

http://icsahome.com/infoserv_conferencesconference_home_2009_geneva_it.asp

In caso di impossibilità di accesso a internet, per informazioni pregasi contattare l’ ICSA (tel: 001-239-514-3081; Fax: 305-393-8193; email: mail@icsamail.com; indirizzo: PO Box 2265, Bonita Springs, FL 34133,
USA)

oppure per l’Italia:
ONAP 0574/499722
info@onap-italia.org - www.onap-italia.org

Cliccare per scaricare il depliant del Convegno



ASPETTI MEDICO-LEGALI, ODONTOIATRICI E GIURIDICI

Aula Magna, LUM, Casamassima (Ba) 21/03/2009 Bari

Presentato da:
SIOLA: Società Italiana di Odontoiatria Legale e Assicurativa
AIO: Associazione Italiana Odontoiatri

PRESENTAZIONE CONVEGNO
Il maltrattamento verso i minori costituisce un grave e diffuso problema sociale sebbene esso sia in gran parte misconosciuto e di conseguenza scarsamente segnalato. In tale circostanza essenziale è il ruolo preventivo e diagnostico svolto dagli esercenti una professione sanitaria che prestano la loro assistenza od opera nei confronti dei minori o diversamente abili.
In particolare l’odontoiatra può rivestire un ruolo fondamentale nella diagnosi di tale tipologia di reato attesa la frequenza di lesioni nel distretto oro-facciale quale diretta conseguenza di maltrattamenti sui minori.
Lo scambio di esperienze e professionalità sotto il profilo medico, giuridico e psicologico diventa un passo fondamentale per il comune e condiviso obiettivo di tutelare e proteggere il minore e il diversamente abile.
Il Convegno intende quindi sensibilizzare tutti gli operatori sanitari alla problematica dell’abuso, per una maggiore consapevolezza del fenomeno e dei doveri etico-deontologici e una più attenta intercettazione e prevenzione del maltrattamento.

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Martedì 27 gennaio 2009, presso il Campus Universitario di Pomezia è stato sottoscritto il protocollo di intesa tra l’UNICRI (Istituto delle Nazioni Unite per la Ricerca sul Crimine e la Giustizia), il Campus Universitario di Pomezia e il CeAS (Centro Alti studi per la lotta alla violenza politica e al terrorismo) per la realizzazione a Pomezia del Master Internazionale di Criminologia dell’ONU.

Le lezioni partiranno in corrispondenza con l’anno accademico 2009/10 e si svolgeranno dal lunedì al venerdì, esclusivamente in lingua inglese, con la partecipazione di docenti provenienti da tutto il mondo. Il Master, inoltre permetterà a tutti gli studenti di acquisire crediti formativi rilasciati dalle Nazioni Unite. Il Protocollo rimarrà in vigore per altri quattro anni accademici successivi.

“Questo master, già noto per la sua qualità nella Comunità Scientifica Internazionale, – spiega il professor Alessandro Ceci, direttore scientifico del CeAS - è il V nel ranking mondiale dei master in criminologia. Qui al Campus il CeAS ha portato un gruppo di ricerca composto da circa 10 ricercatori selezionati e altamente qualificati che gestiranno le singole aree di competenza del Master, per un controllo dettagliato della qualità scientifica e didattica delle lezioni. Per noi è un importante e prestigioso impegno anche per gli sbocchi che offre nel sistema delle relazioni internazionali. È questa la più importante occasione che ci si offre, nei nostri ambiti di lavoro, per collegare l’offerta formativa italiana ad uno standard di qualità professionale internazionale.”

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L’ H.B.D.D. (Human Blood Detection Dog) nasce come progetto condotto da Giacomo Micheli e Vincenzo Scavongelli . Tale
progetto, ha preso vita, con l’ ottica di poter supportare, come succede già dal 1977 negli Stati Uniti e in altri stati, le forze dell’ ordine nell’ individuazione di possibili tracce ematiche. I nostri cani sono stati, e saranno addestrati nell’ individuazione di tale sostanza simulando i più svariati casi, ad esempio: ricerche in campo aperto, ricerche in campi ristretti, appartamenti, fienili, casolari, ruderi, motorini, automobili, borse etc. introducendo ogni volta le possibili varianti come ad esempio: sangue lavato, sangue contaminato con altre sostanze (per simulare la rimozione del sangue in caso di omicidio), sangue in diversi stadi di
decomposizione, sangue e saliva, sangue mestruale etc. Ma questi sono solo alcuni esempi, un elenco dettagliato delle sostanze a loro conosciute è in preparazione. Ci teniamo inoltre a precisare, che di pari passo alla nuova sostanza, vengono introdotti svariati tipi di sangue animale, per far si che il cane impari ad ignorare questi. I cani vengono addestrati nelle più comuni circostanze come ad esempio: con il sole, con la pioggia, con il freddo, con il gelo, nel periodo di estro, insieme ad altri cani, con
dei disturbi e così via. I nostri “Human Blood Detection Dog”, segnalano assumendo un determinato tipo di posizione (seduto) o abbaiano dalla posizione di “terra” sull’emanazione. La segnalazione avviene quando il cane intercetta alla sorgente l’odore del sangue umano o del resto umano. Il conduttore segnalerà sempre il punto esatto della segnalazione con birilli, bandierine, etc.. Inoltre sono stati addestrati al ritrovamento di cotiche di maiale in vari stadi di decomposizione, questo per abituarli maggiormente
all’odore più simile al tessuto umano.

Sito: http://www.hbdd.info:80/



icsa
Ginevra, Svizzera
2-4 luglio2009

ICSA, in collaborazione con Info-Cult/Info-Secte, terrà la sua conferenza internazionale annuale 2009 a Ginevra, Svizzera, da giovedì 20 luglio fino a sabato 4 luglio .
Alla conferenza parteciperanno circa 90 relatori (E UNA SONO IO, NEL CASO NON LO SAPESTE!!!) provenienti da 16 paesi, con sessioni in lingua inglese e francese e in italiano il sabato.
Le sessioni inizieranno alle ore 10.00 giovedì e alle 9:00 venerdì e sabato. I partecipanti avranno due ore libere per il pranzo, e le sessioni si concluderanno alle 18:00 circa, lasciando ampio spazio per discussioni informali e di socializzazione nei molti ottimi ristoranti di Ginevra.
Si consiglia di registrarsi con anticipo per ottenere tariffe agevolate, così come di prenotare presto gli alberghi. Il sito Web contiene informazioni sul programma, i relatori, gli alberghi, il luogo dove si terrà la conferenza, le indicazioni di viaggio, e molto altro ancora. È inoltre possibile iscriversi online.
La home page della conferenza: http://www.icsahome.com/infoserv_conferences/conference_home_2009_geneva_it.asp



Di Elisa Tricarico

“Dubitare di tutto o credere in tutto, sono le due soluzioni ugualmente comode, che, entrambe, ci esimono dal riflettere”
(H. Poincaré, da “La scienza e l’ipotesi”, 1902)
Il Belgio è una nazione divisa in tre regioni. A settentrione le Fiandre di lingua fiamminga, a sud la Vallonia di lingua francese. Nel mezzo è situata la regione della città di Bruxelles. Marcinelle è il secondo paese più grande della regione di Charleroi. E’ essenzialmente caratterizzata da industrie siderurgiche ed elettriche, mentre la parte sud-est è più residenziale, con molte aree verdi e piuttosto isolate.
Riuscire a descrivere in poche righe la terribile vicenda del mostro di Marcinelle (o meglio, dei mostri) è un compito difficile. Le sfaccettature e i colpi di scena di questo caso sono davvero molteplici e sono stati raccontati per filo e per segno in un’inchiesta durata ben 8 anni da due giornalisti: Michel Bouffioux e Marie-Jeanne Van Heeswyck. Nel loro libro intitolato “Dutroux e complici, il lato nascosto dell’inchiesta”, i due giornalisti fanno emergere tutti gli errori giudiziari effettuati dalle Forze dell’ordine e dalla magistratura. Leggendo questo libro si rimane letteralmente sconcertati. Il caso di Marc Dutroux più che un sistema di mostri pervertiti sembra un caso di stato.
La storia del mostro di Marcinelle è nota in tutto il mondo per l’orrore che l’ha contraddistinta, ma solo in Belgio e in Francia (per vicinanza geografica, linguistica e culturale) il caso è risultato essere molto mediatico ed è considerata “la vicenda del secolo”.

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Di Luca Simonetti

Ogni volta che un individuo compie un’azione lo fa perchè in essa ci sono numerosi significati ritenuti dallo stesso, importanti.
Cognizioni coscienti, scopi e intenzioni, questa è la dimensione principale alla quale l’uomo fa riferimento nel momento in cui commette un’azione. Non sono però le uniche da evidenziare, ci
sono quelle che pur prodotte dal soggetto, ne guidano le scelte con meno espressività; ne ritroviamo di due tipi.
La prima sono anticipazioni che orientano il soggetto all’azione, definite effetti strumentali.
La seconda che viene definita effetti comunicativi si manifesta quando meno ce lo aspettiamo, in maniera e esplicita ed intenzionale. (es. quando ci facciamo tradire da un espressione facciale o un gesto).
Ad esempio in una rapina, l’effetto strumentale è appropriarsi di un oggetto di valore con l’uso della violenza, i possibili effetti comunicativi sono rivolti a:
• al Sé ( raggiungere l’obbiettivo migliora la propria immagine o l’immagine della banda)
• agli Altri ( mandare messaggi di padronanza e potere verso le altre bande)
• al Controllo (mandare messaggi alle forze dell’ordine)
In questo viene privilegiato lo strumento della devianza, in quanto è capace di amplificare la comunicazione, di evidenziare messaggi o di richiamare l’attenzione delle istituzioni, maggiormente rispetto ad un altro metodo legale.
Questo scopo è molto evidente nei casi di devianza ripetuti, ad esempio nelle azioni violente quando emergono spesso messaggi riferiti al rapporto autore-vittima nei termini di potere e autorità.

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Forse ciò che mi accingo a scrivere ha poco a che vedere con la criminologia, ma è una considerazione dalla quale non posso astenermi. In un articolo sui culti abusanti pubblicato da tempo su questo sito, ebbi l’ardire di citare l’ufologia come pretesto che alcuni personaggi utilizzano per rendere succubi dei poveri sprovveduti facendo leva sulla loro credulità. Qualcuno nei commenti ha citato un sito in cui viene trattata l’ufologia come una cosa seria, io mi sono limitata a dire che non è affar mio se gli alieni esistono o meno, quello che mi preoccupa è il loro “utilizzo” a scopi fraudolenti. Qualcun altro si è risentito, spero che non sia chi penso io perchè cotale linguaggio non si addice certamente a un professore universitario, anche se il recapito che ha lasciato lascia pochi dubbi. Il punto è questo: secondo me l’ufologia è una non scienza, ovvero qualcosa di fine a se stesso. Sì, ho visto il sito e so che anche voi vi battete contro le sette, cosa encomiabile. Resta il fatto che per studiare qualcosa di altamente improbabile (attenzione, non ho detto impossibile), si investono tempo e risorse che potrebbero andare a qualcosa di molto, molto più grave e urgente. Penso alle malattie tuttora incurabili. A chi muore di fame mentre i suoi vicini di casa sguazzano nell’oro. All’avvicinarsi dell’esaurimento dei carburanti fossili. Alla criminalità, agli abusi fisici e psicologici, alle dipendenze, ai disturbi alimentari, all’ecosistema in declino. Io NON DICO che ciò di cui vi occupate voi non esiste per cui è inutile studiarlo, dico che ci sono cose più urgenti a cui dedicare interesse, e che menti brillanti che al momento sono impegnate a dipanare ipotesi sui cerchi nel grano (faccio per dire), magari potrebbero impegnarsi su come il grano farlo avere a chi ne ha bisogno. Questo è il mio parere, non intendo offendere nessuno.



di Roberta Bendinelli

Era l’11 Dicembre del 2006 quando la tragedia colpì Erba. Il periodo era quello delle feste: m’immagino tante luci colorate per le strade, negozi affollati, finti babbo natale appesi fuori dalle finestre… Ma, ahimé, sfortunatamente tutti gli addobbi di questo mondo non bastano a mascherare la miseria di certa gente. A volte se si gratta una superficie di normalità, al di sotto si scopre un desolante vuoto. Ed è proprio ciò che si scorge negli occhi di Olindo Romano e Rosa Bazzi: non traspare nessuna emozione, anche le lacrime che versa quest’ultima sembrano in qualche modo calcolate. Infatti è con volto a momenti inespressivo, a momenti deformato in strane e inquietanti smorfie che Lady killer il 24 febbraio 2007, mentre era in carcere, raccontò la vicenda al criminologo Massimo Picozzi. Ogni cosa venne pianificata nei minimi dettagli, da tempo i due covavano dell’odio per i loro vicini di casa; li consideravano troppo rumorosi, dev’essere che gli impedivano di farsi i pisolini pomeridiani in santa pace. Ergo, dovevano morire. Punto.

I due seguirono i movimenti di quella famiglia per giorni e giorni, avevano perfino la chiave del loro portoncino così che quella sera poterono raggiungere il posto in silenzio, approfittando del fatto che il marito di Raffaella, Azouz Marzouk, si trovava all’estero. Rosa dichiarò nel verbale che era meglio presentarsi davanti alla loro porta in quella maniera, perché se avessero citofonato, dati i passati dissapori, non gli avrebbero certo aperto; si portarono dietro due coltelli, uno per ciascuno, più un martelletto. Raffaella Castagna, una delle vittime, come al solito arrivò alla stazione di Erba alle 19.40 col treno da Magreglio e ad aspettarla a casa trovò la madre, Paola Galli, insieme al figlioletto di due anni, Youssef Marzouk. Ignorava però di essere attesa anche dal destino.

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di Luca Simonetti

La devianza si esprime attraverso comportamenti imprevedibili che producono problemi sul piano sociale.
Ciò significa che esistono delle norme di vario contesto (ad es. penali, sociali, culturali, di interazione e integrazione) che cercano di regolare i comportamenti allo scopo di contrastare ed evidenziare quelli che si distanziano dalla retta via.
In particolare le norme penali operano in questo senso, etichettando i comportamenti delinquenziali o criminali.

Perché l’uomo sociale è caratterizzato da questo tipico comportamento deviante?
Sono stati numerosi gli approcci per cercare i fattori causali, sono stati fatti studi di tipo psichiatrico e somatico, il primo italiano è stato Cesare Lombroso (criminologo positivista) affermando che c’è una stretta correlazione fra la costituzione fisica del corpo umano, le anomalie cromosomiche ed il comportamento.
Di conseguenza sono stati fatti altri studi, osservando ad es. i comportamenti dei soggetti rinchiusi nei penitenziari, capire perché si sono determinate reazioni e capire quanto incide l’ambiente in cui un soggetto si trova. Si è arrivati ad una conclusione distorta, in quanto ci si è occupati soltanto di soggetti già macchiati di reati, non considerando una grande fetta dell’iceberg quella che in criminologia si definisce, il numero oscuro cioè la criminalità sommersa difficile da vedere ad occhio nudo. Questo tipo di conclusione ha alimentato l’opinione comune secondo la quale follia e criminalità sono inscindibili.
Successivamente studi più approfonditi e tecniche migliori, hanno smentito queste concezioni, affermando che il disturbo psicopatico è cruciale nel comportamento deviante di una persona, ma non sempre presente in quanto questi comportamenti sono solo un fenomeno circoscritto del più generale e complesso campo della criminalità.

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(ASPETTI MEDICO-LEGALI, ODONTOIATRICI E GIURIDICI)

Bari, 21 marzo 2009

Presentazione Convegno

Il maltrattamento verso i minori costituisce un grave e diffuso problema sociale sebbene esso sia in gran parte misconosciuto e di conseguenza scarsamente segnalato. In tale circostanza essenziale è il ruolo preventivo e diagnostico svolto dagli esercenti una professione sanitaria che prestano la loro assistenza od opera nei confronti dei minori o diversamente abili.

In particolare l’odontoiatra può rivestire un ruolo fondamentale nella diagnosi di tale tipologia di reato attesa la frequenza di lesioni nel distretto oro-facciale quale diretta conseguenza di maltrattamenti sui minori.

Lo scambio di esperienze e professionalità sotto il profilo medico, giuridico e psicologico diventa un passo fondamentale per il comune e condiviso obiettivo di tutelare e proteggere il minore e il diversamente abile.

Il Convegno intende quindi sensibilizzare tutti gli operatori sanitari alla problematica dell’abuso, per una maggiore consapevolezza del fenomeno e dei doveri etico-deontologici e una più attenta intercettazione e prevenzione del maltrattamento.

www.siola.eu



Di Elisa Tricarico
Raccontare chi era Meredith Kercher potrebbe apparire pressoché inutile. La maggior parte degli italiani conosce bene il profilo di questa ragazza, a causa della sua terribile uccisione. Come in tutti i casi di omicidio, ancor più se particolarmente efferati e ambientati in uno sfondo in cui si intrecciano personaggi ambigui, con personalità sfaccettate, l’attenzione e la curiosità di conoscere tutti i risvolti della vicenda sembra quasi una puntata di una soap opera. Talvolta il confine tra realtà e fantasia è molto sottile, in quanto la continua esposizione a messaggi mediatici comporta una sorta di alterazione della percezione individuale e sfocia spesso in false convinzioni.
Per esigenze espositive, Meredith era una studentessa inglese di 22 anni che si trovava a Perugia per partecipare a un corso post-laurea relativo al progetto Erasmus (esperienza ormai tanto diffusa tra i giovani studenti). Il 2 novembre 2007 è stata trovata morta nell’appartamento che condivideva con due ragazze. Il corpo era in camera sua riverso sotto il materasso e la stanza era chiusa dall’interno. La vicenda di questa ragazza si tinge subito dei colori di un vero e proprio giallo, con una serie di persone che ruotano attorno a lei e che sembrano far parte di un gioco di società come Cluedo (una specie di “gioco del delitto”). L’omicidio è avvenuto a Perugia, capoluogo della Regione Umbria, celebre città d’arte ricca di storia e monumenti, fulcro culturale, economico e meta di numerosi turisti e studenti. Infatti, è la sede di una delle più antiche Università degli Studi della penisola oltre che della maggiore Università per stranieri d’Italia. In questa città, tuttavia, si respira un’aria insolita, quasi misteriosa, con edifici fatiscenti che risalgono al medioevo e delle stradine strette e buie che di notte infondono un certo timore. Fino ad ora c’è una vittima, un luogo e un’arma, che inizialmente gli investigatori non trovano sulla scena del delitto e che solo successivamente identificano con il coltello di Raffaele Sollecito, uno dei tre indagati per l’omicido di Meredith. Le indagini si concentrano quasi immediatamente su l’ex inquilina della vittima, l’americana Amanda Knox, lo studente di Giovinazzo, Raffaele Sollecito (il quale intratteneva una relazione con Amanda) e l’ivoriano Rudy Hermann Guede. Tutti e tre i giovani hanno sempre sostenuto la loro innocenza dichiarandosi estranei al delitto. Oltre a loro viene inizialmente arrestato il musicista congolese Patrick Lumumba Diya, poi prosciolto. A quasi un anno dall’omicidio di Meredith, qualche settimana fa era prevista l’udienza preliminare davanti al gup di Perugia. Secondo l’accusa, che ha chiesto il rinvio a giudizio per omicido volontario, la ragazza sarebbe stata violentata e uccisa per “futili motivi” da Amanda Knox, Raffaele Sollecito e Rudy Hermann Guede. Quest’ultimo ha richiesto e ottenuto di avvalersi del rito abbreviato (che consente la definizione del procedimento allo stato degli atti e che per questa speditezza permette all’imputato di ottenere, in caso di condanna, uno sconto di un terzo della pena). I giovani, inoltre, sono accusati del furto di circa 300 euro, di due carte di credito e di due telefonini appartenuti a Meredith. Ad Amanda e Raffaele i pm contestano poi il possesso abusivo di arma da taglio e la simulazione di reato, riferendosi alla messa in scena del tentato furto con la rottura della finestra della camera di una delle inquiline dell’appartamento. Per ora i tre indagati rimangono in carcere.
In questa sede poco importa fornire argomentazioni a favore o sfavore degli indagati, in quanto il vero problema di questo caso è il “perché”, e non tanto il chi, quando, dove, cosa, poiché gli elementi probatori sembrano comunque essere piuttosto rilevanti e sono oggetto di costante verifica da parte degli inquirenti. Il contesto in cui si è consumato il delitto di Merdith ci deve riportare a considerazioni più generali sullo stile di vita e sui mutamenti sociali che caratterizzano il mondo giovanile. I ragazzi di oggi mostrano grandi difficoltà a costruirsi un’identità propria e sociale stabile e coesa, a causa di una sempre crescente incertezza del sistema valoriale ed etico di riferimento. Per questi motivi, molti adolescenti e giovani sono alla ricerca esasperata di stimoli intensi, di sensazioni forti e sovente presentano una sorta d’insensibilità alle gratificazioni della quotidianità. La soglia di gratificazione sempre più alta, la scarsa capacità di provare piacere rende molti giovani annoiati, incapaci, per di più, di saper dilazionare la fruizione degli oggetti desiderati. Solo le attività “a rischio”, straordinarie e pericolose, risultano degne d’attenzione. Tra questi giovani non è raro incontrare soggetti che esibiscono comportamenti molto rischiosi per la vita, disturbi più o meno gravi del rapporto con la realtà, isolamento con atteggiamenti antisociali e disturbi del controllo degli impulsi (sessuali e non). Talvolta si evidenziano forti difficoltà a comunicare, a stabilire relazioni affettive, ad esprimere o a comprendere stati emotivi, il tutto inserito in una sorta di “deserto emozionale”. In alcuni casi si registra una sostanziale incapacità ad assumersi qualsiasi responsabilità rispetto alle conseguenze delle proprie azioni e spesso questa carenza porta ad una serie di dipendenze: dal denaro, che costituisce il raggiungimento di uno status sociale elevato; dal successo, che diventa uno “scopo culturale” (R. K. Merton, 1969); dalla cura estrema del proprio corpo; dall’abuso di sostanze stupefacenti e alcool (visti come strumenti di potere, fine a se stessi, nei confronti della società e del gruppo dei pari).
Tutto ciò per dire che il caso di Meredith è, purtroppo, rappresentazione di un disagio giovanile che deve essere analizzato in una prospettiva macro-sociale, e, quindi, non solo soffermandosi sul profilo psicologico degli indagati. Non dimentichiamo il contesto in cui si è consumato il delitto: il mondo universitario. Frequentare l’università è sempre stato un simbolo di status sociale, luogo di incontro, di scambio culturale, di ricerca scientifica, di evoluzione, di apertura mentale. Negli ultimi anni, invece, si è troppo spesso trasformata in un luogo di trasgressione, di divertimento senza freni, senza regole. Quasi come se si fosse perso di vista lo scopo stesso dell’università.
Per ora non c’è nessun condannato. Tanti indizi, tanti lati oscuri, tante certezze o incertezze più o meno scientificamente oggettive e comprovate.
Come nella maggior parte dei casi giudiziari le vittime rimangono sullo sfondo, forse perché si crede che la morte porti via con sé anche l’essenza della vita di chi non c’è più. Invece quella rimane e si esprime, forse, con il rispetto e il ricordo.
E se la verità giuridica non vince sempre, quella che c’è dentro ognuno di noi sì…vince sempre.



di Luca Simonetti

Secondo la letteratura scientifica, è definito omicidio plurimo quel tipo di omicidio che provoca la morte di almeno quattro persone. Se questo avviene nel giro di pochi minuti, si parla di omicidio di massa altrimenti se passano giorni o settimane, parliamo di omicidio seriale per opera dei cosiddetti serial killer.
Gli omicidi di massa:
sono commessi per vendetta, sono espressivi, gli autori muoiono subito, non sempre si spara sulla folla, più spesso sono rivolti a colleghi di lavoro o familiari, sono commessi con armi da fuoco.
Gli omicidi seriali:
sono commessi con motivazioni e in modi diversi; sono espressivi, con l’obiettivo di dominare gli altri; sono pianificati, colpiscono persone vulnerabili e sconosciute dall’autore, generalmente non sono utilizzate armi da fuoco.

Chi sono i Serial Killer?
Gli autori di questi ultimi omicidi sono appunto conosciuti come Serial killer, questo termine nasce alla fine degli anni ’50.
Nel 1957 il criminologo J. Reinhardt utilizza il termine chain killer per indicare appunto la catena di omicidi che il killer lasciava dietro di sé. Mentre nel 1988 l’Istituto Nazionale di Giustizia degli U.S.A. elabora una prima descrizione scientifica di un omicidio seriale, e lo definisce come: “L’uccisione di una serie di due o più soggetti, delitti separati e commessi generalmente, ma non sempre da un unico autore.”
Questi sono crimini commessi in un intervallo di tempo variabile, ed è stato studiato che il movente si trova nella soddisfazione del bisogno psicologico del killer.

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Università di Pisa
Corso di Perfezionamento “Religioni e pace”
a.a. 2008-2009 – Prima edizione

“La violenza delle religioni”

1. Premessa
La struttura della società italiana segnata dalla multiculturalità e dalla multireligiosità affida a tutte le agenzie formative la responsabilità di predisporre itinerari formativi capaci di far trasferire le competenze e abilità necessarie per agire in questo contesto.
Questo Corso di perfezionamento muove dalla premessa culturale di un aperto rifiuto della logica della contrapposizione, del conflitto, del fondamentalismo, del razzismo e delle loro strumentalizzazioni. Intende contribuire allo sforzo di quanti mirano alla conoscenza delle culture e delle tradizioni religiose presenti sul territorio nazionale rifuggendo la semplificazione dei problemi
e privilegiando la fatica di apprendere, di scoprire e di indagare le ragioni degli “altri” come presupposto per il dialogo e del confronto.

2. La proposta formativa

Il Corso di perfezionamento nasce da un’esigenza locale, ma verosimilmente più ampia, e nel tentativo di contribuire a creare un clima di dialogo e di incontro tra tutte le culture e tutte le religioni, appoggiandosi sull’esperienza altamente qualificante e decisamente significativa dell’Università di Pisa, ove è attivo il Master universitario di primo livello in “Gestione dei conflitti
interculturali ed interreligiosi”. Come il Master anche il Corso di perfezionamento si fonda su uno sperimentato approccio transdisciplinare in grado di far dialogare e mettere in rete competenze variegate e stimolanti capaci di offrire un quadro completo delle realtà trattate e fornendo le competenze necessarie per raggiungere gli obiettivi prefissati.

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di Mario Pavone
Avvocato in Brindisi
Patrocinante in Cassazione

a. Premessa
La sentenza di condanna emessa dalla Corte di Cassazione a carico di Annamaria Franzoni in relazione ai fatti di Cogne,al di là delle divisioni tra colpevolisti ed innocentisti, ripropone con forza il problema della detenzione delle madri di figli minori e del trattamento penitenziario previsto in tali casi.
La criminalità femminile è divenuta materia di indagine e di studio solo da poco. Da quando cioè, negli ultimi trent’anni, le donne sono diventate protagoniste del profondo cambiamento sociale che ha interessato il nostro paese e che si è risolto nella approvazione di una serie di leggi a favore della libertà e della emancipazione delle donne: dalla procreazione controllata alla depenalizzazione dell’aborto, dal divorzio all’abrogazione del reato di adulterio femminile, con il riconoscimento di una parità - in termini di diritto di accesso a lavori prima esclusivi del mondo maschile e di parità di retribuzione - che interessa ora l’intera sfera sociale.
La maggiore visibilità che hanno ora le donne ha però prodotto in ambito criminale ben pochi mutamenti: gli uomini sono ancora i protagonisti quasi esclusivi della realtà carceraria e criminale.
Va sottolineato come la ridotta incidenza statistica della delinquenza femminile anche se, è stato registrato un lieve aumento di tale fenomeno, ha determinato uno scarso interesse alla detenzione femminile che ha portato a trattare i problemi e le difficoltà delle donne allo stesso modo in cui vengono trattati quegli degli uomini, con una carente analisi della differenziazione dei loro bisogni e con la propensione a generalizzare anche gli eventuali problemi da proporre.
Ne deriva che molti dei problemi specifici, che sono legati alla detenzione della donna, sono stati poco o male osservati e valutati.
Tutto ciò confermerebbe l’ipotesi che l’influenza e la partecipazione delle donne ai reati sia molto minore, non c’è cioè in ambito criminale una cosiddetta “emancipazione femminile”. È forse per questo che il diritto penitenziario ha trascurato di adeguarsi ai cambiamenti che sono avvenuti nella società in termini di diritti delle donne. Questo anche a proposito del problema che più di ogni altro pesa sulle donne detenute: il problema della maternità in carcere.

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INAUGURAZIONE ANNO FORMATIVO 2008/2009

Si sono aperte in questi giorni le pre-iscrizioni alla “Scuola di Alta Formazione in Scienze Criminologiche e Investigative” sorta nel 2007 presso l’Istituto Studi Formazione d’Eccellenza di Levata di Curtatone (MN).
L’ottimo risultato di adesioni ottenuto nel primo anno di corso, assieme ad una serie di iniziative scientifiche di grande spessore e di forte risonanza, una per tutte un convegno dal titolo “Imputabilità e pericolosità sociale: un binomio da rivedere?”, svoltosi a gennaio di quest’anno e che ha visto la partecipazione di oltre 400 persone, fanno ben sperare rispetto all’inaugurazione del secondo anno di corso.
Questo secondo anno, forte dell’esperienza fatta, presenta alcune peculiarità e novità rispetto al primo.
In particolare: la Direzione Scientifica è stata affidata al prof. Marco Monzani, docente di Criminologia alla facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università degli studi di Ferrara, il quale, nell’ottica di un riassetto generale dei piani di studio, ha coinvolto nuovi docenti, tra i massimi esperti di fama nazionale e non solo. La nascita poi di un Laboratorio di Ricerca all’interno della Scuola stessa (diretto sempre dal prof. Monzani) rappresenta non solo un punto di forza, ma una peculiarità esclusiva di detta scuola: “La scelta di coinvolgere attivamente gli studenti in progetti di ricerca già dal primo anno di corso – spiega il prof. Monzani – è in linea con la filosofia della Scuola, la quale intende offrire non soltanto lezioni seminariali e frontali, seppur utili (come la maggior parte dell’offerta formativa attuale in detto ambito), ma si propone l’obiettivo di creare ed offrire un vero e proprio percorso scientifico della durata di tre anni, al termine del quale non si saranno apprese soltanto le nozioni fondamentali inerenti le scienze criminologiche e investigative, ma si sarà appreso anche un “saper fare” fondamentale per potersi presentare al mondo del lavoro ed essere in grado di offrire un’alta professionalità, serietà e competenza”.

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di Luca Simonetti

Da sempre, il rapporto amorevole fra individui è macchiato da una componente opposta, l’odio.
Essa si traduce pragmaticamente, con reazioni verbali forti o con comportamenti spesso violenti e aggressivi.

Che cos’è la violenza?
La definiamo secondo il World Health Organization (il WHO è l’organizzazione mondiale della salute, la sede centrale si trova negli Stati Uniti)
“l’uso intenzionale o la minaccia della forza fisica o del potere contro se stessi, contro un’altra persona o contro un gruppo o una comunità che abbia un’alta probabilità di provocare una ferita, la morte, un danno psicologico o una privazione.”
Quindi deve esserci un’intenzione nel commettere l’atto e le conseguenze di un atto violento possono essere sostanzialmente di tre tipologie: fisica(più o meno grave), psicologica e sessuale.
In base all’autore che commette l’atto violento, esso può classificarsi in tre categorie:
1- contro se stesso (es. il suicidio)
2- interpersonale (es. omicidio)
3- collettivo (es. attentati terroristici)
Questi ultimi rientrando nella categoria di atto a sfondo sociale, possono ampliarsi e far rientrare gli hate crimes, cioè quei crimini violenti a sfondo politico per esempio fatti contro un determinato tipo di razze o credo religiosi.
Non possiamo definire qualsiasi tipo di violenza un crimine, in quanto sarà il nostro codice penale a dettare le giuste definizioni, precauzioni e decisioni da prendere.
Il codice penale considera omicidio: “la morte di una persona fisica causata da un’altra persona fisica con dolo, colpa o preterintenzione, senza il concorso di Scriminanti. In presenza di cause di giustificazione (o Esimenti propriamente dette) invece, l’omicidio che si è compiuto -è perfetto nei suoi elementi- ma non è punibile. Si dice quindi che le cause di giustificazione sono cause esterne impeditive della punibilità.”

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di Antonio Marco Campus

L’impulso aggressivo, e quindi quello omicida, si annida in ciascuno di noi. Imprigionato ed esautorato in un lontano meandro della psiche, occultato alla coscienza e alla razionalità, ma pronto ad emergere, come la punta di un iceberg in mezzo al mare, in presenza di assodati stimoli.
Oggi per Serial Killer si intende “un soggetto che uccide più volte persone a lui sconosciute, (non meno di tre secondo il criterio stabilito dall’FBI) senza apparente movente, con violenza crudele e lasciando a volte una firma simbolica finalizzata a marcare la sua opera delittuosa. Sarebbe solito agire in luoghi diversi e in tempi piuttosto lunghi. Le cause che spingerebbero un individuo ad uccidere, e a porre in essere un lungometraggio delittuoso, segnato da una compagine più o meno numerosa di vittime, sono spiegate nell’opera “Profilo Psicoanalitico del serial killer”, di Antonio Marco Campus, criminologo e dottore in psicologia clinica alla “Sapienza” di Roma.
La genesi del serial killer viene affrontata con lucidità e rigore mediante l’ interpretazione dei fattori multidimensionali eziopatogenetici che soggiacciono alla base della condotta omicidiaria seriale.
E’ vero che un’infanzia traumatica, un contesto famigliare multiproblematico, esperienze sessuali precoci e bizzarre, un impulso aggressivo smisurato e non canalizzato verso modalità socialmente accettate, possono dipingere il quadro clinico e psicocriminologico del serial killer, è altrettanto vero che non è possibile inquadrare tale fenomenologia all’interno di una prospettiva uni causale e unidirezionale di causa effetto, in quanto si rischierebbe di non prendere con la dovuta considerazione, alcune variabili sommerse. La presenza di condotte sessuali parafiliache, di grande o misurata entità, l’accesa passione per il fuoco e per il sangue, non dovrebbero essere tralasciate nell’identificazione del profilo psico biografico e clinico del’omicida seriale. Il serial killer uccide, sodomizza, mutila la sua vittima, la cannibalizza, la vampirizza, ne offende le spoglie in un rituale di morte che diventa la concretizzazione delle sue fantasie patologicamente onnipotenti e a carattere tanatologico e narcisistico.
Ma chi è il serial Killer ? Quali sono i suoi sentimenti e le sue emozioni? Sono cosi distanti e difformi dalle nostre? Nell’opera l’Autore analizza le fantasmatiche illusioni escatologiche dell’omicida seriale sviscerandone gli aspetti più controversi e più ambigui. Nella prima parte del testo si affronta la delicata tematica della genesi dell’assassino seriale in una rappresentazione multifocale che prende in esame i diversi costrutti psicoanalitici e criminologici che in un compendio organico e dinamico permettono al lettore di tracciare un profilo circa la personalità del reo. Nella seconda parte del libro viene affrontata la delicata tematica della classificazione dei serial killer, da quello missionario a quello visionario, da quello sadico a quello erotomane. Tutto ciò funge da anticamera alla trattazione della distinzione dell’offender organizzato e disorganizzato secondo i parametri dell’F.B.I che offrono al lettore un valido punto di riferimento per utilizzare ed ancorare i concetti esposti nelle pagine precedenti.
Profilo psicoanalitico del Serial killer prosegue nell’investigazione di tale fenomenologia attraverso il criminal profiling di 4 serial killer, con l’obbiettivo di metterne in risalto convergenze e divergenze in un compendio strutturale pragmatico ed esplicativo.
L’opera si conclude con un importante panoramica al problema della diagnosi, della prevenzione e del trattamento dell’omicida seriale che apre nuovi itinerari mentali volti alla non stigmatizzazione del reo e che mette a tacere quelle voci che gridano ed incitano al Mostro.
L’Autore apre una diatriba insidiosa e affascinante che contrasta con il nostro istinto, con la nostra coscienza che ci impone di gridare al Mostro davanti alle azioni cosi crudeli e spietate dei serial killer.
Il libro presenta uno stile diretto, chiaro e approfondito, scientifico, ma adatto a tutti coloro che vogliono migliorare o coltivare la passione e le conoscenze in ambito criminologico e forense.

Autore: Antonio Marco Campus
Editore: Bonanno
Edizione: giugno 2008
Pag.250
Euro 19






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